TAP – Torre al Parco

La collaborazione Magistretti-Olivari

SALONE DEL MOBILE 2021

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Gruppi di massimo 15 partecipanti.

5-10 settembre 2021
Visite guidate e mostra nell’atrio dell’edificio
Torre al Parco

 

Vico Magistretti, Franco Longoni
Via Revere 2, Milano

Quattro visite al giorno
Dalle 16.00 alle 18.00

In collaborazione con Fondazione Vico Magistretti

TORRE AL PARCO

La collaborazione Magistretti-Olivari

Negli anni Cinquanta il design nasce con gli architetti e insieme all’architettura: anche nel caso della Torre al Parco i progettisti disegnano fin nei minimi particolari ogni elemento costruttivo e ogni dettaglio dell’edificio, fino alle maniglie, disegnate da Vico Magistretti e prodotte da Olivari nel 1956 proprio per l’occasione.

Denominata “Torre del Parco”, la maniglia è presente nel catalogo Olivari del 1962 e vi rimane fino agli anni Settanta con il nome specifico dell’edificio per cui è stata progettata. Il materiale utilizzato era l’ottone, nella finitura lucida, e la tecnologia utilizzata era la pressofusione.

La maniglia, realizzata nelle versioni per porta e portafinestra, è un elemento sottile e leggero, dalla linea curva e morbida, che risponde con la sua essenzialità alla necessità di ridurre ove possibile l’utilizzo del metallo. L’impugnatura risulta infatti piccola per gli standard attuali, mentre si poneva in corretta relazione con le porte e gli stipiti delle finestre di quegli anni, di dimensioni contenute. Anche le rosette erano molto piccole, proporzionate alla maniglia.

Notizie storiche

La vicenda della Torre al Parco ha inizio nel 1953, quando la società Liquigas affida a Vico Magistretti e Franco Longoni lo sviluppo di un nuovo progetto per un edificio residenziale.

La scelta progettuale dei due architetti risponde alla necessità di istituire un rapporto privilegiato con il verde del Parco Sempione, costruendo in altezza e utilizzando solamente un terzo della superficie del lotto a disposizione (450 mq su un totale di 1200 mq), in fregio alla trincea dell’ultimo tratto delle Ferrovie Nord Milano. In particolare nel 1953 viene presentata la proposta al Comune di Milano per trasferire la cubatura già approvata per la costruzione di un tradizionale blocco di edifici a cortile chiuso di 30 metri d’altezza in una nuova e svettante torre residenziale alta 85 metri, con conseguente minor occupazione di suolo.

Strutture: fondazioni, travi, pilastri e solai in cemento armato

Rivestimenti esterni: lastre rivestite in graniglia di serizzo e granito, in due toni di grigio

Rivestimenti interni: faggio ”Pagholz” (atrio), tesserine di ceramica (scale e servizi), finitura a gesso (locali)

Pavimentazioni interne: lastre di serizzo (atrio e pianerottoli), marmo Calacatta Oro, marmo rosso di Levanto e altri, parquet (appartamenti)

Pavimentazioni esterne: cubetti di porfido

Copertura: piana a terrazza, praticabile anche sopra il volume tecnico centrale

Scale: struttura in cemento armato, gradini in serizzo, balaustra in ferro

Serramenti: in legno naturale pitch-pine a doppia anta con vetrata separabile; a telaio in ghisa verniciata di bianco (bow-window dei soggiorni)

La torre come espressione di una cultura dell’abitare moderna

La Torre al Parco, realizzata tra il 1953 e il 1956 su progetto di Vico Magistretti e Franco Longoni, costituisce per la modernità dell’immagine urbana e per le raffinate soluzioni spaziali uno dei più eleganti episodi residenziali costruiti in altezza nel centro di Milano.

L’edificio, di ventuno piani fuori terra più tre piani di autorimesse interrate, ha una pianta a L, con il vano scala poligonale posizionato nell’angolo interno, verso il quale affacciano tutti i locali di servizio. I soggiorni e gli ambienti principali si aprono sui due lati lunghi, verso il verde del parco e lo skyline del centro città.

Nell’ideazione del progetto Magistretti e Longoni reinterpretano il principio della casa a ville sovrapposte, che tanta fortuna aveva avuto negli esempi residenziali milanesi di quel periodo, adattandolo al tema dell’edificio alto. Attraverso la libera sovrapposizione di due piani tipo secondo un ritmo irregolare giocato sull’alternanza dei pieni e dei vuoti nei prospetti, gli architetti restituiscono un’idea articolata e complessa dell’organismo architettonico.

La libertà espressiva e la varietà che caratterizza le facciate si riflette anche nella definizione e nel taglio degli appartamenti, rispondendo alle necessità individuali della borghesia imprenditoriale milanese di quegli anni, che sentiva sempre più l’esigenza di una personalizzazione del proprio alloggio.

La torre, come Magistretti afferma nella relazione di progetto, rappresenta “un’espressione volumetrica che vuole distaccarsi dallo spirito del grattacielo inteso come algebrica moltiplicazione di piani troncata ad una certa altezza dai regolamenti, per restituire e per esprimere, per quanto è possibile, una individualità di singole dimore”.