La
maniglia Tokio risulta contempo_
raneamente una rigorosa applicazione dell'ergonomia e un piccolo gioco illusionistico.. |
Chi è Andries Van
Onck, Hiroko Takeda

Maniglia Tokio (1990 prod. Olivari)
|
|
Dal
libro"L'architettura presa per mano", a cura di Stefano Casciani, Idea
Books, Milano, 1992
Andries Van Onck
si è formato alla Hochschule für Gestaltung, la scuola di design fondata a Ulm
nel 1952 dall'artista svizzero Max Bill; concepita come continuazione ideale del
Bauhaus, la "Scuola di Ulm" ha segnato profondamente la cultura progettuale degli
anni Cinquanta e Sessanta.
Con l'eccezione dell'Italia
- dove l'eccessiva razionalità del suo metodo ha fatto scarsi proseliti l'impostazione
progettuale di tipo scientifico sviluppata nella Scuola ha influenzato quasi tutti
i progettisti di origine mitteleuropea.
Il caso di Van Onck, olandese di nascita, è tuttavia piuttosto eccezionale: conclusi
gli studi a Ulm, giunge in Italia nel 1959; qui inizia a collaborare con Olivetti
per il progetto dell'elaboratore Elea 9003, di cui è responsabile per il design
Ettore Sottsass jr.
Il contatto con l'effervescente situazione italiana ha evidentemente importanza
decisiva per Van Onck, che si trasferisce stabilmente a Milano.
Nelle sue numerose consulenze per industrie, si afferma come professionista rigoroso
e attento alla qualità veramente industriale del prodotto: soprattutto quello
per la grande distribuzione, che mette a punto nella collaborazione con la Rinascente. |
Scaletta pieghevole
Tirami su (1991 prod. Kartell)
|
|
|
|
|
Contemporaneamente inizia l'attività didattica, prima nei corsi sperimentali istituiti
dal ministero della Pubblica istruzione, in seguito nelle più stabili strutture
dell'ISIA (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche) di Roma.
Il suo lavoro come insegnante è importante non solo per la qualità scientifica,
ma anche perché consente a lui stesso di approfondire teoricamente ciò che realizza
nella pratica professionale.
Nel
"metodo" di Van Onck confluiscono però non solo i tradizionali canoni "ulmiani"
(morfologia, ergonomia, studio della percezione) ma anche elementi spuri: il gusto
per il gioco, una certa componente di ironia e di sottile psicologia.
Così certi suoi oggetti (scaletta pieghevole per Kartell, 1991) sono anche personaggi;
posate in acciaio possono ricordare molto forme vegetali, ma senza alcuna nostalgia
di genere liberty.
Per le maniglie che Olivari gli commissiona nel 1980, Van Onck sviluppa insieme
a Hiroko Takeda una lunga ricerca sulla forma, di cui rimane una ricca documentazione
sotto forma di schizzi e disegni. In questa sequenza si distingue chiaramente
una prima fase, caratterizzata dallo spunto ergonomico: la leva come vero e proprio
piano d'appoggio orizzontale, l'accentuazione del punto di attacco alla porta
come superficie per la pressione del pollice, l'introduzione delle varianti sinistra
e destra.
Progressivamente la forma si evolve e trova la soluzione ultima in quella linea
di Hamilton che topologicamente definisce un oggetto formato da un'unica linea,
senza soluzione di continuità. Il progetto della maniglia Tokio risulta contemporaneamente
una rigorosa applicazione dell'ergonomia e un piccolo gioco "illusionistico".
|
|
|