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Dal libro"L'architettura
presa per mano", a cura di Stefano Casciani, Idea Books, Milano, 1992
Per Ponti la maniglia è un oggetto di lunga frequentazione: legato
indissolubilmente a un modo classico di progettare, non può non cogliere
- ogni volta che si presenti - l'occasione per ridisegnare tutti i particolari
di un arredo o di un'architettura. Troppo forte è la sua frenetica pulsione
a rinnovare il mondo degli oggetti, con quell'impostazione da futurista borghese
che ne fa uno dei primi designer italiani ante litteram.
Già nel 1936, per il primo palazzo uffici Montecatini a Milano, Ponti disegna
"tutto": architettura, impianti, mobili, sanitari e - naturalmente -
maniglie: quelle che poi, su realizzazione Olivari, diventeranno le E42.
| Villa
Planchart, Caracas (1954) |
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La Cono nasce
da un'occasione ancora più specifica: la villa Planchart a Caracas (1954),
uno degli esempi più fantasmagorici di esplosione decorativa di Ponti,
innestata però su una pianta estremamente ricca e articolata. In questa
ricchezza la Cono quasi sparisce, volutamente, secondo quell'idea di trasparenza
cui Ponti attribuiva tanta importanza.
Anche la
Anello e la Lama, in modi diversi, fanno riferimento a questa idea.
"L'architettura
è un cristallo" e gli oggetti necessari al suo uso si mimetizzano,
si assottigliano, si svuotano: come i manici delle posate (1955) o le facciate
degli edifici degli anni Sessanta (Cappella dell'Ospedale San Carlo Borrome a
Milano, 1965; Art Museum di Denver, 1966).
Per Olivari, Ponti minimalizza
le sue capacità di grandissimo prestigiatore delle forme: La Lama è
quanto di più leggero figura ancora oggi nel catalogo dell'azienda. Per
molti anni, in tanti edifici Ponti continuerà a usare questa maniglia,
alternativamente alla Cono e alla Anello: alla sua scomparsa, la sola Lama resta
in produzione. Segno indimenticabile di un trascorso age d'or del design italiano.
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