| Organizzatore
della discussione e della diffusione del design. |
Maniglie
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Polo
Chi è Rodolfo
Bonetto

Maniglia Polo (1991-1992 prod. Olivari)
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Dal
libro"L'architettura presa per mano", a cura di Stefano Casciani, Idea
Books, Milano, 1992
La produzione di
Bonetto come designer è sterminata: circa quattrocento oggetti, realizzati tra
il 1959 - quando inizia la collaborazione con Borletti - e il 1991, anno della
sua morte improvvisa.
Lavoratore davvero infaticabile, organizzatore della discussione e della diffusione
del design attraverso l' ADI e l'ICSID docente e conferenziere noto in tutto il
mondo, Bonetto ha però sempre privilegiato il lavoro quotidiano della progettazione:
continuando a schizzare progetti mentre parlava con il suo interlocutore, dando
istruzioni su modelli, verificandoli passo per passo, e soprattutto imbarcandosi
in interminabili "riunioni al vertice". Da questi incontri usciva evidentemente
con successo, se è riuscito persino a progettare un motore Fiat (Fire 1000, 1985).
I suoi prodotti sono stati definiti "immediatamente utili, pieni di buon senso,
funzionalmente ineccepibili, dignitosamente sottomessi, senza ansie di egocentrismo"
(Paola Antonelli, Collezione per un modello di museo..., 1990). |
Lampada
Eclisse (1965 prod. Artemide) |
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Certamente
Bonetto era affine nel carattere e nell'atteggiamento ai suoi oggetti: fortissima
era in lui la coscienza della complessità del vero disegno industriale.
Sembrava avere sempre in mente la boutade "Se il prodotto si vende è merito dei
commerciali, se non si vende è colpa del design", che arrivò a mettere come premessa
di un suo intervento al Premio SMAU 1989. Per combattere la diffusa credenza di
una sostanziale superficialità del design, Bonetto spendeva tutte le sue energie,
cercando di raccordare tutti gli aspetti del processo di creazione dell'oggetto.
Parlava di una necessaria "ricerca, pianificazione e sviluppo condotta da design
e marketing uniti", ma in cuor suo sapeva benissimo che le responsabilità finali
sulla forma e la funzionalità di un prodotto ricadono quasi integralmente sul
designer. Per questo forse, a parità di sforzo, preferiva concentrarsi su prodotti
davvero complessi: macchine utensili, apparecchi telefonici, hi-fi, video, radio,
cruscotti di veicoli (una sua specializzazione), lavatrici, sistemi di illuminazione:
strumenti di cui è veramente possibile verificare concretamente l'utilizzabilità.
In
questo senso l'ergonomia, ad esempio, non era per Bonetto un alibi per forme banali
o esagerate, ma un vero e proprio criterio progettuale, con regole ed eccezioni
che diventano incentivi a un miglioramento del prodotto.
Così, nei suoi interni di auto "l'utente seduto sul trono si abitua ai comandi
con la naturalezza con cui si abitua alla tastiera dei nuovi telefoni o alle papille
del telecomando di un televisore". Massima attenzione dunque all'uso fisico dell'oggetto:
anche nei suoi progetti di maniglie per Olivari (1989-1990), Bonetto non poteva
evitare di insistere sulla forma più comoda possibile.
Nascono cosi decine di modelli (di questo progetto non esistono praticamente disegni),
con cui per progressivi piccoli avvicinamenti si giunge alla forma migliore: che
non necessariamente è la più complessa. Tanto che il prodotto finale sembra un
oggetto senza datazione: lontano da mode e stili, come Bonetto amava sentirsi.
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